Come abbattere un albero

Esiste un enorme albero che dovremmo cercare di buttar giù, per cercare di farne crescere tanti meno ingombranti e garantire una maggiore biodiversità nel nostro ambiente. Nessuna paura dunque, non si tratta di un’operazione distruttiva ma rigenerativa; l’albero a cui faccio riferimento è metaforico ed è quello della cosiddetta “cuccagna”, da sempre intesa come bene estemporaneo e non accumulabile conquistabile soltanto dai più abili equilibristi o arrampicatori.

L’albero della cuccagna ha sempre rappresentato in molte culture, prevalentemente del nord Europa, il simbolo della ricerca del cibo, della prosperità ed un buon auspicio per i raccolti futuri. Ma è cosparso di grasso e solo il più bravo riesce a mangiarsi il prosciutto, gli altri nisba … è dunque anche un simbolo della lotta per la sopravvivenza e di un mondo rurale e primitivo in cui le risorse per il sostentamento sono in mano a pochi privilegiati, che decidono quanto tenere per sè e quanto (eventualmente) distribuire a coloro che non ce l’hanno fatta ad arrivare in cima al palo. Un mondo in cui non esiste lo Stato, ma il signorotto locale, più o meno illuminato nei confronti del popolo. Un mondo di arretratezza.

Ecco, di questi alberi della cuccagna ne sono ricresciuti molti anche nel ricco Occidente e dovremmo cercare di abbatterne il più possibile. Ma gli strumenti che abbiamo in mano sono limitati, forse una piccola ascia per ognuno di noi e non certamente una potente sega elettrica. Un consiglio autorevole di metodo viene dalle parole attribuite ad Abramo Lincoln:

“Se mi chiedessero di abbattere un albero in otto ore con un’accetta, sei ore le dedicherei ad affilarla”

Affiliamo dunque le nostre accette, per non tornare indietro ad una società in cui una vita dignitosa viene concessa graziosamente da qualcuno che è riuscito, in qualche modo, ad accaparrarsi premi che non sono suoi.

In ricordo di Nicla Migliori

Si è spenta a Pisa il 25 Luglio scorso Nicla Migliori, campionessa dello sport che a cavallo degli anni ’50 ha rappresentato il tennis italiano ai massimi livelli, nazionali ed internazionali. Due volte campionessa italiana in singolare (nel ’51 e ’55), più volte in doppio femminile e doppio misto (7+7), raggiunse nei tabelloni di Winbledon (ottavi), degli open di Francia  (ottavi) e degli Internazionali d’Italia (due semifinali) risultati importanti diventando la numero uno nelle classifiche del tennis italiano per ben tre volte.

Ha permeato di passione per il tennis i suoi cari e gli allievi della sua scuola (il CT Mediterraneo di Pisa) fino alla fine dei suoi giorni; l’ho salutata per l’ultima volta pochi mesi fa, era come sempre nel suo ufficio di fronte ai campi in terra rossa del suo circolo e mi ricordo ancora quando a quindici anni innaffiavo quei campi durante una torrida estate in cui avevo deciso di guadagnarmi qualche lira extra paghetta.

Ho ritrovato in rete questa foto anni ’50 che la ritrae di fronte alla sedia arbitrale insieme alla giovane Lea Pericoli, scattata al tennis di Castiglioncello che ha frequentato in quel periodo insieme ad altri campioni.

Franklin: libertà e sicurezza

Vale la pena di sacrificare parte delle libertà e diritti individuali per una maggiore sicurezza della comunità? Argomento molto attuale in tempi di flussi migratori difficilmente controllabili, minacce di terrorismo e paure epidemiche diffuse spesso funzionalmente ad interessi geopolitici ed economici.

Le parole di Benjamin Franklin lasciano pochi dubbi, basterebbe magari capire meglio quali siano le libertà che lui stesso definisce “essenziali” (preferisco la traduzione fondamentali, mi avvicina di più al concetto di diritti umani):

 ”Those who would give up essential liberty to purchase a little temporary safety deserve neither liberty nor safety”.

In questa eventualità, il conto gli verrebbe presentato molto presto; facciano attenzione dunque i venditori di paura di professione, una comunità di esperti trasversale molto coesa e ben coordinata.

Tempi elettorali

In campagna elettorale vi sono regole da rispettare e forse sconosciute ai più, ma le promesse non possono mai mancare. La fantasia dei politici si esprime al massimo delle loro potenzialità con il supporto dei rispettivi staff. Visibilità enorme, quasi opprimente, sui media principali, anche per i rappresentanti dei micro schieramenti grazie alla cosiddetta par condicio, finanziamenti a gogo per le sempre disastrate casse dei partiti. Maggiori sono i problemi e le inefficienze del Paese, maggiore è l’attenzione per una politica portatrice di facili messaggi ed illusioni. Meno spazio invece alla politica vera.

Italiani alle urne con percentuali altissime di partecipazione, italiani europeisti convinti, italiani che non sanno dove sbattere la testa e non credono più nelle loro capacità individuali, delegando ad un sistema ormai compromesso il loro futuro. Italiani forse ancora sudditi e non ancora cittadini.

Domanda di speranza, a cui i soliti noti rispondono vendendo parole come merce a brevissima scadenza, quella che ha mercato solo per pochi giorni.

Mi viene in mente una frase di Ezra Pound, che racchiude secondo me una grande verità specialmente in Italia dove è pratica comune, per così dire, “esternalizzare” le cause degli insuccessi di un’amministrazione:

“Dire che uno Stato non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che un ingegnere non può costruire strade per mancanza di chilometri”.

Un ragionamento sottile su cui invito a riflettere, tra l’altro ben applicabile a molti dei nostri governi centrali e locali, sempre alla ricerca di fondi aggiuntivi anche per portare avanti la gestione ordinaria ed in assenza di progettualità di più ampio respiro. Gli obiettivi chiave, infatti, posssono essere raggiunti anche con risorse minime, avendo visione e definendo le priorità correttamente. Poichè, in natura e nella società le risorse sono sempre molto minori di quelle che sarebbero necessarie per accontentare tutti.

Conoscenza al lavoro

Peter Drucker può essere considerato sicuramente un guru senza peli sulla lingua; queste sue righe dimostrano come sia la produttività, ed in particolare quella degli alti profili, l’indicatore che può fare la differenza nella competizione internazionale:

“More and more, the productivity of knowledge is going to become, for a country, an industry, or a company, the determining competitiveness factor. In the matter of knowledge, no one country, no one industry, no one company has a ‘natural’ advantage or disadvantage. The only advantage that it can ensure to itself is to be able to draw more from the knowledge available to all than others are able to do”

La gestione della conoscenza e la produttività dei knowledge workers risultano quindi le leve su cui si misurerà la competitività delle imprese del XXI secolo. Ne siamo coscienti in Italia?

Negozi di mogli e mariti

A New York è stato appena aperto un nuovo negozio dove le donne possono scegliere e comprare un marito. All’entrata sono esposte le istruzioni su come funziona il negozio:

- Puoi visitare il negozio SOLO UNA VOLTA.
- Ci sono 6 piani e le caratteristiche degli uomini migliorano salendo.
- Puoi scegliere qualsiasi uomo ad un piano oppure salire al piano superiore.
- Non si può ritornare al piano inferiore.

Una donna decide di andare a visitare il Negozio di Mariti per trovare un compagno.

Al primo piano l’insegna sulla porta dice:
Questi uomini hanno un lavoro.

La donna decide di salire al successivo.

Al secondo piano l’insegna sulla porta dice:
Questi uomini hanno un lavoro e amano i bambini.

La donna decide di salire al successivo.

Al terzo piano l’insegna sulla porta dice:
Questi uomini hanno un lavoro, amano i bambini e sono estremamente belli.

“Wow” pensa la donna , ma si sente di salire ancora.

Al quarto piano l’insegna sulla porta dice:
Questi uomini hanno un lavoro, amano i bambini, sono belli da morire e aiutano nei mestieri di casa.

“Incredibile” esclama la donna , “Posso difficilmente resistere!”. Ma sale ancora.

Al quinto piano l’insegna sulla porta dice:
Questi uomini hanno un lavoro , amano i bambini , sono belli da morire, aiutano nei mestieri di casa e sono estremamente romantici.

La donna è tentata di restare e sceglierne uno, invece decide di salire all’ultimo piano.

Sesto piano: sei la visitatrice N° 31.456.012 di questo piano, qui non ci sono uomini, questo piano esiste solamente per dimostrare quanto sia impossibile accontentare una donna. Grazie di aver scelto il nostro negozio.

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Di fronte a questo negozio è stato aperto un Negozio di Mogli dove gli uomini possono scegliere la propria donna.

Al primo piano ci sono donne che amano far sesso.

Al secondo piano ci sono donne che amano fare sesso e non sono rompicoglioni.

I piani dal terzo al sesto NON SONO MAI STATI VISITATI.

Prevenire è meglio che curare: G.B. Shaw

“L’umanità diverrebbe finalmente felice se tutto il genio che utilizza nel cercar di riparare ai propri errori venisse impiegato nel cercare di prevenirli”

Shaw non lascia dubbi sul corretto approccio nella gestione delle risorse ambientali, economiche ed intellettive. Investire di più nella pianificazione, nello studio e nell’analisi degli scenari possibili, in tutti gli aspetti della vita e del lavoro. Responsabilità: fermarsi almeno un attimo a pensare prima di agire, specialmente quando gli errori dei decisori si ripercuotono pesantemente sulla collettività e le risorse a disposizione sono inevitabilmente limitate. Anche quelle dell’intelletto.

Pragmatismo ed innovazione

L’essenza del lavoro di un progettista dalle parole di Dante Giacosa:

“… progettare è anche valutare le difficoltà, individuare i problemi essenziali, ricercarne le diverse soluzioni possibili e selezionare quelle che appaiono in grado di risolverli nel modo più semplice e completo.” (citazione tratta da Wikipedia.it)

Il suo era un approccio pragmatico, forse non molto innovativo come molti affermano. Ma erano altri tempi, e dal suo tavolo da disegno nacque la gloriosa Fiat 500, una delle icone dell’Italia repubblicana ed esempio di cambiamento di paradigma nella concezione tecnica automobilistica guidata dalla necessità di creazione di domanda e diffusione di massa di un prodotto dirompente per quei tempi, la mobilità.

La prima 500 venne commercializzata nel luglio 1957, al prezzo di 495.000 Lire; al tempo rappresentavano circa dieci stipendi di un operaio specializzato (non pochi rispetto ai quattro necessari ad acquistare un Maggiolino in Germania).

La Cinquecento del ventunesimo secolo verrà lanciata esattamente 50 anni dopo, il prossimo luglio ed in anticipo sui tempi stimati; non sarà essenziale come la sua antenata, proporrà infinite personalizzazioni e probabilmente costerà meno dei famosi dieci stipendi; non ha un padre putativo, ma è frutto di ampie collaborazioni tecniche e commerciali coordinate da una diligente azione da parte del management; risponde alle richieste dei futuri clienti consumatori che, da appassionati, hanno partecipato fin dall’inizio alla definizione del prodotto supportando il marketing strategico di Fiat.

Una genesi ed un ambiente di riferimento, dunque, lontana anni luce dall’originale del dopoguerra. E proprio in questo sta a mio parere l’importanza di un business case che probabilmente sarà ricordato negli anni a venire come impegno di innovazione nel planning e nell’execution. Ma, per completare l’opera occorre ancora un passo avanti: rendere Cinquecento un esempio di mobilità sostenibile, lavorando sulla propulsione e sul risparmio energetico.

L’internet di Vint Cerf

Vint Cerf, uno dei “padri” dell’internet, afferma:

“L’internet è un luogo, un ambiente, fatto di persone e delle loro miriadi di interazioni. Non è meramente una tecnologia ma un modo di collaborare, condividere e aver cura gli uni degli altri. È radicata nella realtà e la realtà ha la radice nei nostri cuori”

Una buona risposta a coloro che sostengono che dovremmo stare il più possibile lontani dalla rete e dalle nuove tecnologie “virtualizzanti”.