Inserito da: Michele Cipolli | Marzo 21, 2008

L’economia del fiorino

Un indimenticabile spezzone da “Non ci resta che piangere” in cui Benigni e Troisi si trovano alle prese, in un’Italia medievale, con un doganiere che presidia un confine improvvisato ci fa pensare a come l’economia mondiale sia ancora legata ad un modello di transazione legata a parametri spazio-temporali nello scambio di beni e servizi. Un fiorino virtuale per ogni spostamento della merce, a prescindere dal fatto che la merce sia sempre la stessa o avesse valicato il confine pochi secondi prima, in un senso e/o nell’altro; un meccanismo di tassazione slegato dalle esigenze dei cittadini che lavorano e strutturato in modo da soddisfare il signore e la burocrazia di turno.

Rivedere per caso questa clip su YouTube mi ha fatto riflettere su come anche oggi non siamo molto lontani da questo modello; le transazioni di beni materiali o immateriali sono spesso finalizzate a supportare soltanto il sistema senza aggiungere alcun valore ai soggetti che operano lo scambio, anzi messi in difficoltà da impedimenti artificiali creati ad uso esclusivo di esattori o concessionari. Non sono un economista e forse per questo non riesco a capire il perché di una forma di degenerazione del nostro modello di sviluppo che non sembra avere limiti.


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