Conoscenza al lavoro


Peter Drucker può essere considerato sicuramente un guru senza peli sulla lingua; queste sue righe dimostrano come sia la produttività, ed in particolare quella degli alti profili, l’indicatore che può fare la differenza nella competizione internazionale:

“More and more, the productivity of knowledge is going to become, for a country, an industry, or a company, the determining competitiveness factor. In the matter of knowledge, no one country, no one industry, no one company has a ‘natural’ advantage or disadvantage. The only advantage that it can ensure to itself is to be able to draw more from the knowledge available to all than others are able to do”

La gestione della conoscenza e la produttività dei knowledge workers risultano quindi le leve su cui si misurerà la competitività delle imprese del XXI secolo. Ne siamo coscienti in Italia?

4 risposte a “Conoscenza al lavoro

  1. Caro Michele,
    credo che i knowledge worker ne siano ben coscienti e si stanno attrezzando ( studiando, aggiornandosi, viaggiando nei Brics, …). C’e’ una grande offerta di formazione in argomento, anche supportata dal settore pubblico.
    Chi è molto più ostico sono le PMI e gli imprenditori: spesso voglio andare “a istinto” più che “a conoscenza”.
    Auguriamoci che diventino più sensibili, magari con il passaggio alle nuove generazioni.

    Noi knowledge workers, intanto, continuiamo a preparararci e a dare supporto a chi già si fida di noi.

  2. Se i KW avranno dalla loro parte, indipendentemente dalla categoria professionale a cui appartengono, un ecosistema (regole, linee strategiche condivise, ma anche tutele) che adesso esiste soltanto a parole, il loro lavoro sarà più facile. Le risorse energetiche o le materie prime sono inevitabilmente asimmetriche nella loro distribuzione geopolitica, quelle riferite a conoscenze e competenze sono, come dice Drucker, equamente a disposizione di tutti.

    Non possiamo soccombere a causa di un sistema di zavorre che mantiene da sempre i rapporti di forza. Io vedo imprese, anche piccole, che puntano a conquistare e rinchiudersi in nicchie di mercato, invece di pensare ad espandersi e differenziarsi/diversificarsi.

    Think local, act global e ciò è valido secondo me sia in termini di settori merceologici sia di aree geografiche in cui operare.

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