Inserito da: Michele Cipolli | Luglio 21, 2007

Le frequenze di Google

Un’asta sulle frequenze statunitensi intorno ai 700 Mhz per inizio 2008, e BigG si propone alla FCC (Federal Communications Commission – ente regolatore USA) dettando le sue condizioni per partecipare. Si tratta di acquisire diritti esclusivi all’utilizzo di una parte appetibile dello spettro ad un prezzo che sarà probabilmente vicino a 10 miliardi USD e che aprirà la strada del broadcast su frequenze TV a Google ed altri nuovi entranti, guarda caso appartenenti al mondo dell’informatica.

Quattro condizioni per l’utilizzo di questo spazio: open applications, open devices, open services, and open networks. In pratica Google chiede di poter rendere il suo futuro spazio nell’etere libero da ogni struttura regolamentare preconfezionata, ad ogni livello del cosiddetto stack. Richiesta legittima, direte, visto il potenziale esborso, che fa riflettere sulla convergenza tra informatica e telecomunicazioni e sulle conquiste di un modello di business aperto nato nel web ed esportabile secondo Google alla gestione di uno spazio nel mondo fisico dei carrier e dei terminali.

Tutto ciò fa sembrare molto vecchio, conservatore e antistorico quello che avviene dalle nostre parti, dove per far crescere la televisione digitale e proteggere gli attuali attori si crea una infrastruttura di regole che diventa già inutile ed inibitoria per i nuovi entranti prima ancora che possa dimostrarsi un minimo efficace. I cicli di vita delle tecnologie, parzialmente sovrapposti ed interconnessi, sono incompatibili con la lentezza degli organismi regolatori ed i percorsi di sviluppo non possono essere imposti al mercato, tanto meno a coloro che ne detengono le competenze chiave.

Perdonatemi la franchezza: l’economia di Internet, che appartiene ai grandi e piccoli pionieri ICT sta nettamente occupando e sopravanzando nei paesi guida il sistema dei vecchi operatori di rete e contenuti.

Ma in Italia costruiamo guardando al passato, turandoci il naso per la puzza proveniente dagli oligopoli nostrani, gli stessi che in passato hanno distrutto i nostri gioielli del settore. La recente bocciatura UE della legge Gasparri docet e denota che occorre un atto di coraggio concreto da parte di Gentiloni per la prossima revisione.


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