L’essenza del lavoro di un progettista dalle parole di Dante Giacosa:
“… progettare è anche valutare le difficoltà, individuare i problemi essenziali, ricercarne le diverse soluzioni possibili e selezionare quelle che appaiono in grado di risolverli nel modo più semplice e completo.” (citazione tratta da Wikipedia.it)
Il suo era un approccio pragmatico, forse non molto innovativo come molti affermano. Ma erano altri tempi, e dal suo tavolo da disegno nacque la gloriosa Fiat 500, una delle icone dell’Italia repubblicana ed esempio di cambiamento di paradigma nella concezione tecnica automobilistica guidata dalla necessità di creazione di domanda e diffusione di massa di un prodotto dirompente per quei tempi, la mobilità.
La prima 500 venne commercializzata nel luglio 1957, al prezzo di 495.000 Lire; al tempo rappresentavano circa dieci stipendi di un operaio specializzato (non pochi rispetto ai quattro necessari ad acquistare un Maggiolino in Germania).
La Cinquecento del ventunesimo secolo verrà lanciata esattamente 50 anni dopo, il prossimo luglio ed in anticipo sui tempi stimati; non sarà essenziale come la sua antenata, proporrà infinite personalizzazioni e probabilmente costerà meno dei famosi dieci stipendi; non ha un padre putativo, ma è frutto di ampie collaborazioni tecniche e commerciali coordinate da una diligente azione da parte del management; risponde alle richieste dei futuri clienti consumatori che, da appassionati, hanno partecipato fin dall’inizio alla definizione del prodotto supportando il marketing strategico di Fiat.
Una genesi ed un ambiente di riferimento, dunque, lontana anni luce dall’originale del dopoguerra. E proprio in questo sta a mio parere l’importanza di un business case che probabilmente sarà ricordato negli anni a venire come impegno di innovazione nel planning e nell’execution. Ma, per completare l’opera occorre ancora un passo avanti: rendere Cinquecento un esempio di mobilità sostenibile, lavorando sulla propulsione e sul risparmio energetico.


